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I robot promuovono l’occupazione

La grande sfida è quella di sviluppare nuove applicazioni che permettano di creare valore aggiunto nella collaborazione fra uomini e macchine.

Nel nuovo, caotico scenario determinato dall’emergenza coronavirus che fine ha fatto la robotica e l’intenso dibattito sul rapporto uomo macchine? Le condizioni emergenziali hanno temporaneamente rallentato un confronto che era molto vivace, ma ora proprio gli sviluppi della nuova organizzazione del lavoro riportano in primissimo piano il tema.
Grazie al digitale e soprattutto all’artificial intelligence il futuro delle fabbriche appare sempre più caratterizzato dalla collaborazione fra uomo e macchina, la cosiddetta cobotica. Una sinergia che, ora più che mai, significa anche prevenzione contro i rischi di contagio.
“Se i robot industriali sono ormai da parecchi anni una presenza radicata nelle imprese manifatturiere — ha dichiarato Paolo Rocco, ordinario al Politecnico di Milano e responsabile del laboratorio Merlin del Dipartimento di informazione, elettronica e ingegneria che si occupa di robotica industriale, intervistato dal Corriere della Sera — la grande sfida che abbiamo davanti è proprio quella di sviluppare nuove applicazioni che permettano di creare valore aggiunto nella collaborazione fra uomini e macchine».

Uno sviluppo che coinvolge anche le PMI

Un impegno che potrebbe riguardare non solo i grandi gruppi industriali che hanno fatto già dell’automazione il proprio modello organizzativo, ma sempre più anche le PMI. «Diversamente infatti alle applicazioni classiche della robotica industriale come il carico/scarico, la pallettizzazione, la saldatura, la verniciatura, la lavorazione dei materiali e l’assemblaggio — ha sempre dichiarato Rocco al Corriere — i nuovi cobot sono normalmente di piccole dimensioni, sono leggeri, privi di spigoli, facili da installare e, soprattutto, sono progettati per operare a fianco dell’uomo senza dispositivi di separazione o sensori di sicurezza: caratteristiche che abbattono le barriere d’ingresso finora insuperabili per la piccola e media impresa».

Uno sviluppo di mercato destinato a crescere

Sempre l’analisi condotta da “L’Economia” del Corriere” 20 aprile 2020) indica come il mercato della robotica industriale, è stato caratterizzato nell’ultimo quinquennio da tassi di crescita notevolissimi, fino a un significativo +30% di vendite nel 2017 rispetto al 2016, per poi normalizzarsi nel corso dell’ultimo biennio in un comunque buon + 6%.
Interessante sarà verificare cosa succederò ora, nel post coronavirus.
«Personalizzazione sempre più spinta, impulso alla digitalizzazione, esigenze di miglioramento continuo della qualità dei prodotti e del lavoro in fabbrica sono le ragioni di questo successo — ha sottolineato nell’intervista Rocco —.
Successo che, tra l’altro, non ha corrisposto, come invece spesso si crede, a una diminuzione degli indici occupazionali, anzi. Gli studi sono concordi nel rimarcare che in tutti i Paesi in cui vi è stato un massiccio inserimento di robot negli impianti produttivi, l’occupazione non è calata, anzi ne ha avuto dei benefici. Il rapido sviluppo della robotica industriale ha infatti generato nuove mansioni per i lavoratori e nuove figure professionali, sollevando l’uomo dalle operazioni cosiddette 3D, Dull, Dirty e Dangerous, ovvero monotone, sporche e pericolose. I robot sostituiscono solo alcune delle attività lavorative. Si stima infatti che meno del 10% dei mestieri sia completamente automatizzabile».

I nuovi percorsi della ricerca

Sempre il Professore ha concluso come conferire intelligenza al robot è attualmente uno dei temi di ricerca e trasferimento tecnologico di maggiore rilevanza.
Non a caso in molti centri ricerca e università si sta lavorando su metodologie e algoritmi per il riconoscimento dell’azione correntemente compiuta dall’uomo, la predizione delle successive azioni, e le conseguenti politiche sulle azioni e relative tempistiche da affidare al robot. Particolarmente interessanti i dispositivi che integrano funzionalità di visione artificiale con uno strato di intelligenza che rende il robot consapevole dell’operato dell’uomo e interagisce di conseguenza con il controllore del robot.
La robotica collaborativa potrebbe aiutare dal punto di vista logistico gli operatori impegnati nel fronteggiare la gravissima emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo.

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